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La Storia e la Poesia

   La cicala e la formica   

            

                   
L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trov˛ senza un rifugio e senza cibo.

Si ricord˛ che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. And˛ a bussare alla porta della formica.

La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.

- Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita.

- Ho freddo, ho fameů.- balbett˛ la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.

- Ma davvero? - brontol˛ la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?

- Io ho cantato!

- Hai cantato? - Beneů adesso balla!

La formica richiuse la porta e torn˛ al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.



(da: Jean de La Fontaine)

 

La cicala che l'estate
sol cantando aveva passato,
si trov˛ in cattivo stato
quando giunsero le brinate:
proprio senza un granellino,
senza un verme o un moscerino.

Disse allora alla formica
sua vicina: << Non puoi mica
trovar modo di prestarmi
qualche grano per sfamarmi ?
Ritornato il tempo bello,
render˛ di ogni granello
interessi e capitale,
sull'onor mio di animale. >>

La formica che i prestiti
poco stima, disse allora:
<< Oh cicala, alla buon'ora
questa estate che facesti ? >>
<< Io ? Cantai lungo la via
dei passanti applauditissima. >>
<< Tu cantasti ? Felicissima ?
Adesso balla, amica mia >>
La Fontaine, 1621-1695

 






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